New York è una metropoli in continuo movimento. Manhattan è di certo il suo cuore pulsante, ma da ormai diversi anni ci sono zone degli altri borough che stanno vivendo un grosso cambiamento. Il fenomeno della gentrificazione, con tutte le sue contraddizioni, ha interessato anche Long Island City, ex area industriale del Queens situata al termine del Queensboro Bridge. Qui le industrie manifatturiere hanno ceduto il passo a musei (come il MoMA PS1 o il museo di sculture di Isamu Noguchi), a studi televisivi, istituzioni culturali e a nuovi spazi per l’abitare, spesso derivati proprio dalla riconversione degli edifici produttivi. Anche il Paper Factory Hotel occupa una vecchia fabbrica, una cartiera per la precisione.

Il Paper Factory Hotel occupa gli spazi di una ex cartiera costruita all’inizio del ‘900.

A memoria del suo passato rimangono nella hall un’alta colonna ricoperta di libri e una macchina da stampa originale. L’albergo, progettato dallo studio DHD – Architecture and Interior Design, dispone di 123 stanze di differenti categorie. Lo stile eclettico dell’arredamento, che mixa pezzi industrial con complementi più “tradizionali”, e la collezione di opere create da artisti locali esposta nei vari ambienti rende il Paper Factory Hotel un posto trendy ma anche comodo per soggiornare in città. A soli 15 minuti di metropolitana da Manhattan e affacciato verso il suo inconfondibile skyline.

A memoria del suo passato rimangono nella hall un’alta colonna ricoperta di libri e una macchina da stampa originale. L’albergo, progettato dallo studio DHD - Architecture and Interior Design, dispone di 123 stanze di differenti categorie. Lo stile eclettico dell’arredamento, che mixa pezzi industrial con complementi più “tradizionali”, e la collezione di opere create da artisti locali esposta nei vari ambienti rende il Paper Factory Hotel un posto trendy ma anche comodo per soggiornare in città. A soli 15 minuti di metropolitana da Manhattan e affacciato verso il suo inconfondibile skyline.
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Arredi industriali, richiami etnici e oggetti di ispirazione classica: al Paper Factory Hotel gli interni sono all’insegna del mix-and-match.
La palestra privata del Paper Factory Hotel. Tutti gli ambienti sono inondati dalla luce naturale grazie alle grandi vetrate tipiche delle vecchie architetture industriali.
Nella lobby, il passato produttivo dell’edificio viene richiamato dall’installazione di migliaia di libri alle pareti e attorno a un’altissima colonna portante.
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Arredi industriali, richiami etnici e oggetti di ispirazione classica: al Paper Factory Hotel gli interni sono all’insegna del mix-and-match.
Ognuna delle 123 stanze è arredata in maniera unica e originale.

DOVE: 37-06 36th St, Long Island City, NY 11101, Stati Uniti

New York è una metropoli in continuo movimento. Manhattan è di certo il suo cuore pulsante, ma da ormai diversi anni ci sono zone degli altri borough che stanno vivendo un grosso cambiamento. Il fenomeno della gentrificazione, con tutte le sue contraddizioni, ha interessato anche Long Island City, ex area industriale del Queens situata al termine del Queensboro Bridge. Qui le industrie manifatturiere hanno ceduto il passo a musei (come il MoMA PS1 o il museo di sculture di Isamu Noguchi), a studi televisivi, istituzioni culturali e a nuovi spazi per l’abitare, spesso derivati proprio dalla riconversione degli edifici produttivi. Anche il Paper Factory Hotel occupa una vecchia fabbrica, una cartiera per la precisione. A memoria del suo passato rimangono nella hall un’alta colonna ricoperta di libri e una macchina da stampa originale. L’albergo, progettato dallo studio DHD – Architecture and Interior Design, dispone di 123 stanze di differenti categorie. Lo stile eclettico dell’arredamento, che mixa pezzi industrial con complementi più “tradizionali”, e la collezione di opere create da artisti locali esposta nei vari ambienti rende il Paper Factory Hotel un posto trendy ma anche comodo per soggiornare in città. A soli 15 minuti di metropolitana da Manhattan e affacciato verso il suo inconfondibile skyline.

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The Moodboarders è un occhio spalancato sul mondo del progetto in tutte le sue multiformi declinazioni, capace di cogliere, anche nel quotidiano, lo straordinario. È la misura della temperatura epocale. È l’antenna sensibile capace di captare le tendenze sul nascere, i talenti che sbocciano, le estetiche trascurate. Non saggi, ma appunti veloci per sintonizzarsi sul ritmo del nostro tempo. Abbiamo viaggiato un anno senza fermarci e perché di questo viaggio non si smarrisca il ricordo abbiamo deciso di editare una versione cartacea. Abbiamo eliminato l’episodico, l’effimero e il fugace, cercando di mantenere la varietà degli argomenti e il loro fluido susseguirsi, di preservare la sorpresa delle scoperte, degli eventi colti nel loro manifestarsi, delle creazioni appena germogliate.